MUGGIÒ - Una panoramica sui nodi aperti dell'urbanistica tra la demolizione degli ecomostri e i progetti in itinere

Le domande sulla Muggiò del futuro

Le domande sulla Muggiò del futuro

Trasformazioni, il futuro del cosiddetto “cubo”, gli interrogativi sul destino delle poche aree verdi rimaste a Muggiò, quelle sopravvissute ai decenni dell’immigrazione dal Sud e alle vicende più recenti che hanno riguardato casi eclatanti come il Magic Movie. Riproponiamo dunque un passaggio del programma proposto da Zanantoni per tornare a Villa Casati: “Intervenire sulle previsioni urbanistiche per migliorare la vivibilità della nostra comunità senza sottrarre il verde per scongiurare la trasformazione in città dormitorio e confermare Muggiò in città di abitanti. Non di abitazioni”. Un caso controverso, in questo senso, è quello del cosiddetto “cubo” grigio e marrone di via Gandhi: un ecomostro che l’Amministrazione Zanantoni ha deciso di abbattere per edificare, occupando però un perimetro doppio, due palazzine e due villette. Sconfinando nei vicini “orti urbani” che, in buona parte, spariranno. Ne guadagna sicuramente l’estetica, grazie alla demolizione di un edificio figlio di un’epoca caratterizzata dagli scempi urbanistici. A rimetterci però è il verde. Il progetto, per accedere al bando regionale da 3 milioni di euro, è stato preparato dall’Aler di Monza e Brianza, ora presieduta da Sandro Sisler, ex assessore all’edilizia della prima amministrazione Zanantoni (1999-2004). Vale la pena ricordare che fu proprio Sisler, il 28 febbraio 2002, a dire in Consiglio “che, grazie al piano di intervento integrato che autorizza la costruzione del multiplex nel Grugnotorto, Muggiò guadagnerà un’area verde piantumata di 133 mila metri quadrati mantenuta per 10 anni”. Quell’area verde è invece una distesa di cemento. Altro fronte: che ne sarà di quei 10mila metri quadrati del “Bosco in città” dove l’amministrazione Fossati aveva programmato di insediare la struttura per disabili “Dopo di noi” che Zanantoni ha invece deciso di trasferire nell’area ex Ravizza accordandosi con la proprietà? Interrogativi che dovranno essere chiariti. Come per altri tre piani di intervento integrati di cui si parla in città. Un esempio è costituito dall’area agricola Brugola al confine con Lissone: 250 mila metri quadrati su cui Giannantonio Brugola, figlio di Egidio, inventore della “vite a Brugola”, aveva programmato di ampliare la fabbrica ricevendone un no perentorio da Villa Casati. Ebbene, da tempo pare sia stato chiesto alla Provincia di togliere l’area dalle “agricole strategiche”. Proprio per poter concedere un Pii residenziale. Altra area appetibile è Luogo Pio di cui è pronto il progetto di riqualificazione in attesa di approvazione. Un costruttore di Lissone sembra essersi già accordato con i proprietari dell’area, per rilevare tutto non appena il Consiglio approverà l’edificazione. Zanantoni aveva dichiarato “che occorre incentivare la possibilità di ristrutturazione e abbattimento senza la perdita di volumetria. Servono modifiche del Pgt focalizzate nel centro storico”. E ancora c’è l’area agricola di Cascina Prati. Da questo lembo al confine con Nova Milanese continua la rapida panoramica sui casi aperti. I fittavoli che per anni hanno coltivato la terra (due fratelli di origine veneta arrivati a Muggiò negli anni Sessanta e perfettamente integrati nel tessuto sociale della città), da un paio di anni si sono trasferiti a Monza, al Malcantone. Pare sia solo questione di tempo: anche su questa area storica, una delle ultime cascine di Muggiò, incombono degli interrogativi. Sempre in tema di urbanistica e dintorni, Zanantoni a proposito dell’edilizia convenzionata ha sostenuto: “Mi pongo il problema della qualità di chi verrà a vivere a Muggiò – ha detto – dove per qualità parlo dei redditi delle famiglie”. Una dichiarazione che certamente ha fatto scalpore, le cui conseguenze pratiche saranno valutabili solo sul lungo periodo, verificando quante quote di edilizia convenzionata saranno messe a disposizione dei cittadini muggioresi.

Torna indietro